A cura di Luca Mariotti Nesurini
Oggi facciano un piccolo excursus dall’universo MONDIALI, per dedicarci a una tematica che mai come in queste ore è d’attualità… La risposta al quesito iniziale può risultare scontata. È chiaro che si vuole e si pretende che in campo si porti rispetto a compagni, avversari, arbitri, pubblico e anche infrastrutture… Ma qui ci riferiamo a un’altra forma di FAIR-PLAY, alla classifica che permette di regolare l’ordine di posizionamento delle squadre in campionato in caso di parità di punti nelle leghe amatori del nostro calcio. Sì, perché dalla SECONDA LEGA INTERREGIONALE (comparabile all’ECCELLENZA) in giù, non fanno stato differenza reti o scontri diretti, bensì il numero o il tipo di cartellini, che siano stati assegnati a giocatori, staff tecnico, dirigenti o, per certi versi, anche al pubblico.
Ma come funziona questo sistema? Ogni sanzione corrisponde a un preciso numero di punti penalizzazione, che va dal semplice giallo – equivalente a 1 – per poi crescere esponenzialmente e in base alla gravità dell’infrazione – fino a raggiungere i 25 punti a evento. A ogni infrazione fa inoltre seguito una multa, più o meno salata, anch’essa in base al peso della circostanza.
Ora, perché vi parliamo oggi di quest’argomento? Poiché una situazione critica si è verificata nel GRUPPO 4 di SECONDA INTERREGIONALE, dove il FC MALCANTONE si contenderà la PROMOZIONE in PRIMA CLASSIC all’ultima di campionato (SABATO 13 GIUGNO ALLE 18:00), verso il FC LOCARNO, attualmente primo a pari punti, con una differenza reti peggiore, ma un miglior FAIR-PLAY!
L’idea della classifica FAIR-PLAY nel calcio regionale nasce dall’esigenza di tutelare gli arbitri ed evitare episodi di violenza in campo. Fin qui tutto bello, si fa per dire, quantomeno sulla carta. Il problema nasce quando le sorti di un club non sono più tanto (o solo) legate alle azioni dei giocatori, quanto piuttosto alle decisioni di terzi. “Ma che stai dicendo?! Se uno commette un’infrazione è giusto che venga punito!” E certo… ma ci sono delle zone grigie, dove le scelte dell’arbitro non possono che essere in alcuni casi dettate dalla soggettività. Ogni direttore di gara ha il suo metro e, inutile dirlo, a questi livelli il divario nelle competenze è assai marcato. Si va infatti dall’ex arbitro di LEGA NAZIONALE che lo fa per passione ormai, al ragazzino appena uscito dal Liceo, fino ad arrivare all’operaio che lo fa prettamente per il rimborso del weekend. E meno male che ci siano loro aggiungiamo (intendiamoci: non siamo qui a disquisire sulla categoria)! Va da sé però che la gestione di una partita è fortemente dipendente dalle loro capacità. Durante il campionato è infatti possibile incontrare quello di esperienza, che sa mettere la comunicazione davanti al cartellino, ma anche il suo opposto, quello dal cartellino facile (parliamo di 10-15 cartellini a match), che non solo rischia di perdere la gestione della partita, ma mette seriamente in difficoltà le società – ricordiamolo dilettantistiche – con ammende salatissime! E allora, ci chiediamo se sia veramente corretto far pendere l’ago della bilancia, se valga la pena determinare le sorti di una squadra con la classifica FAIR-PLAY oppure se forse non sia il caso dedicarsi ad altre piste, come quelle della PROMOZIONE o della PREVENZIONE sotto altre vesti…
