A qualcuno di voi il nome Gianpaolo Amadò forse dirà qualcosa. E con buona ragione. Infatti Gianpaolo non si perde una partita della Nazionale Svizzera di calcio (ovunque lei giochi), e ci manda sempre le fotografie che usiamo per coprire i post della Nati. Per esempio, la nostra attuale copertina Facebook è una fotto scattata da lui. Ma Gianpaolo non segue sul posto solo la NATI. È stato un GROUNDHOPPER. Cominciamo forse da qui, Gianpaolo: ci puoi spiegare cosa fa esattamente un GROUNDHOPPER, e perché lo fa?
Allora, la risposta breve è: visita gli stadi. Ma ci sono i “veri” Groundhopper, e quelli “light”, come me. Quelli “veri” contano solo gli stadi dove hanno trascorso almeno la metà del tempo di una partita. Si scelgono le mete a seconda di come cadono le gare. Fanno anche 8-10 stadi di Londra nell’arco di un weekend. A me, però, interessa lo stadio con la sua storia, l’architettura, il contesto sociale. Mi piace anche visitare lo stadio vuoto, senza partita. E dove è possibile, faccio anche “il tour ufficiale”, con o senza guida. Spesso non sono solo, ma con il mio grande amico Orlando.
Parlaci un po’ della tua esperienza personale come GROUNDHOPPER. Quanti stadi hai visitato nella tua carriera? In quanti Paesi? Che cosa ti ha colpito maggiormente?
Secondo i miei calcoli, dovrebbero essere attualmente 760 i “grounds” (stadi o anche solo campi) visitati anche dall’interno, ed un’ottantina quelli visti solo dall’esterno. Dunque circa 840. Ho viaggiato in 4 Continenti: Europa, Africa, Asia ed America (Centro e Sud). Che cosa mi colpisce ogni volta? Direi due cose: sul piano emotivo senti ovunque lo spirito del tifo, che ti fa capire quanto il calcio sia una specie di religione, a qualsiasi latitudine. E,di conseguenza, gli stadi sono i templi in cui viene officiata la cerimonia, per così dire. Secondariamente, l’enorme differenza di qualità degli impianti tra i vari continenti. Se in Europa (soprattutto in Italia), ci si lamenta per l’inadeguatezza di certe infrastrutture (e ci può stare), in Burundi, ad esempio, in 9 stadi su 10, non ci potresti nemmeno giocare in terza categoria regionale, qui da noi. A volte si sente dire “ma neanche in Burundi” (con tutto il rispetto dovuto). E, purtroppo, è vero. Però ci tengo anche a dire che, per loro, resta sempre e comunque il loro tempio, il loro orgoglio, e non si interessano della pessima qualità. In fondo, finché c’è stadio, c’è gioco.
Passiamo ora al tema clou dell’ intervista. Sappiamo che hai assistito di persona a ben tre “COPPE D’ AFRICA” (2002 Mali, 2006 Egitto e 2008 Ghana). Ma non solo! Hai anche assistito ad innumerevoli MONDIALI ed EUROPEI. Quali sono le principali differenze tra la CAN e le altre grandi manifestazioni FIFA/UEFA?
Beh, decisamente il livello dell’organizzazione, e la massa di spettatori. Sono praticamente sicuro che l’edizione attuale della CAN in Marocco sarà organizzata quasi con standard europei. Ma, perlomeno per le prime due edizioni a cui ho assistito, in Mali ed in Egitto, non si potrebbe proprio affermarlo. Parliamo di MALI 2002: finché hanno giocato i padroni di casa, lo stadio si riempiva da solo. Poi, una volta persa la semifinale, l’interesse è completamente scemato. Senza sostenitori di casa, la festa è finita. La gran parte dei tifosi africani non hanno i mezzi finanziari per permettersi le grandi trasferte. È così dovuto intervenire addirittura il presidente dello stato (non della Federazione!!), che ha decretato l’entrata libera per la finale tra la Nigeria ed il Camerun, onde evitare la figuraccia di presentare uno stadio da 60’000 posti praticamente deserto! Quindi, alla fine, entrata gratuita per tutti, e questo per una finale continentale!! Dove altro potrebbe succedere?


Ci sembra proprio di capire che partecipare ad una CAN sia anche una bella “avventura“! Raccontaci qualche episodio personale…
Per EGITTO 2006 avevo prenotato i biglietti per le gare già prima della partenza, con ritiro garantito al primo albergo del Cairo. All’arrivo scopro però che i biglietti non erano nemmeno ancora stati spediti. Mi sono sentito morire. Alla fine sono comunque andato a Porto Said, Ismailia ed Alexandria, presentandomi all’entrata senza ticket. Chiaramente, all’inizio, non ci volevano fare entrare. Ma è bastato chiamare il LOC (Local Organizing Committee), spiegare la situazione, passare il cellulare allo steward ed ascoltare un fitto scambio in arabo, per infine ricevere l’accesso gratuito in tribuna principale. E questo anche per la FINALE del CAIRO, con in campo i padroni di casa!!!! Il mio consiglio è questo. Con un po’ di buona volontà e di creatività, alla fine si possono risolvere quasi tutte le situazioni. Basta non comportarsi da “europeo” prepotente, a cui tutto è dovuto, ma cercare di spiegare il problema e colloquiare educatamente con gli addetti.
Un altro episodio che mi è rimasto nel cuore è stato l’incontro con due giornalisti accreditati che soggiornavano nel nostro stesso albergo a Bamako (Mali). Tunde, dalla Nigeria e Peter, dal Sudafrica. Ci siamo poi rivisti del tutto casualmente sia nel 2006, che nel 2008. Abbiamo avuto degli scambi interessantissimi sul calcio e la vita quotidianoa nei vari paesi, e siamo persino stati citati in un aneddoto del libro pubblicato da Peter qualche mese dopo: “Has anybody got a whistle?” (lo trovate su AMAZON).

A questo punto, ci devi proprio dire di cosa parla il libro, ma, soprattutto, raccontare l’aneddoto che ti riguarda…
Il libro (disponibile solo in inglese) lo consiglio davvero a tutti gli appassionati di calcio africano e/o di Africa. Dai riti Voodoo fatti dagli avversari, ad altre peripezie in giro per il Continente, ci si trova proprio di tutto! Nel capitolo dedicato alla CAN in Mali, ecco che compaio, venendo citato come un vero “ANORAK” (pazzoide, ndr.) che conosce qualsiasi campo o squadra sulla faccia della Terra! Un po’ eccessivo, ma c’è del vero! Comunque l’episodio è questo. Una sera ci siamo recati a mangiare in un ristorante cinese, perchè vedevamo il parcheggio sempre stracolmo di macchine, e quindi abbiamo pensato che ne valesse la pena. Non vi dico la sorpresa quando, entrati a mangiare, ci siamo ritrovati solo noi ad un tavolo. Però, in effetti, continuavano ad entrare ed uscire persone che poi sparivano dietro un tendone…Noi non abbiamo fatto 1+1. Ma in seguito abbiamo scoperto che, dietro la copertura del ristorante cinese, in realtà, si nascondeva una casa di piacere…Comunque con Peter, che è anche un procuratore, abbiamo vissuto anche tante altre avventure. Lo abbiamo per esempio accompagnato in un villaggio dove voleva fondare una scuola calcio. Ma prima doveva convincere il capo-villaggio. E sapeva che più persone bianche/europee ci sarebbero state, più avrebbe fatto impressione sui locali. Così gli abbiamo fatto da supporto!
Passiamo al tifo. In Europa conosciamo soprattutto le famigerate “Vuvuzelas”. Ma come si organizzano in verità i tifosi africani per assistere alle gare in trasferta delle loro Nazionali? E come viene organizzato il tifo allo stadio, una volta sul posto?
Come già detto prima, in Africa non si spostano in migliaia da altri paesi. Principalmente per motivi finanziari, ma anche pe ragioni di lingua. Inoltre vi è anche una certa avversione tra i paesi arabi del nord, e quelli Subsahariani. In Egitto, ad esempio, si vedevano alcuni gruppi di sostenitori tunisini e marocchini, ma solo pochissimi nigeriani, senegalesi o ivoriani. Quelli nigeriani sono davvero pittoreschi: erano sempre vestiti di bianco, con ornamenti verdi, e suonavano ininterrottamente i loro flauti ed i loro tamburi. I senegalesi ed ivoriani invece cantavano a squarcia gola. A Bamako, finchè il MALI ha vinto, i tifosi locali gridavano sempre il loro “buts aux buts!”. E gli egiziani, per il loro torneo casalingo, urlavano l’inconfondibile “MASR!” ( che vuol dire “Egitto”). L’ ambiente era davvero folle. La finale, poi, da brividi. Pensate un po’. La capienza ufficiale dello stadio era di 80’000 persone. Secondo fonti locali però, quel giorno c’erano almeno 90’000 tifosi allo stadio!
Quanto è sentita la manifestazione nel Continente? Secondo te i tifosi apprezzano di più una vittoria alla CAN, oppure di poter partecipare ad un Mondiale?
È sentita soprattutto nel paese ospitante. Meno negli altri Paesi. Non come per un Europeo o un Mondiale, dove il rito collettivo si sente ovunque. Ai tifosi piace più di tutto vincere, poco conta se sia la CAN o (finora mai accaduto) un mondiale. La nazione che vince spesso celebra la vittoria finale per un’ intera settimana. A volte bisogna dichiarare lo stato d’emergenza, e ogni tanto, purtroppo, ci sono anche dei morti. Qui da noi, magari, vai a fare il carosello fino alle tre del mattino, però poi il giorno dopo si torna al lavoro. Non c’è proprio confronto nel modo di festeggiare…
Torniamo un po’ a te ora. Sappiamo che ti occupi di calcio a 360 gradi. Oltre ad essere (stato) un Groundhopper, sei tifosissimo del GRASSHOPPERS e hai un ruolo dirigenziale nel SC BUOCHS (responsabile della pagina Web, articolista, ed inoltre uno dei tre speakers ufficiali allo stadio). Come fai a conciliare tutti questi impegni? Quante vacanze o week end “sacrifichi” per questa tua grande passione?
Sì, tifo GRASSHOPPERS sin dai primi anni ottanta, con presenze allo stadio HARDTURM dagli anni novanta via. Purtroppo, abito ad 80 km da Zurigo, e da giovane mancavano anche le risorse finanziarie per fare la trasferta ogni secondo fine settimana. Inoltre a quei tempi praticavo la corsa d’orientamento, e dunque giravo la Svizzera piuttosto per le mie gare, che non per vedere il calcio. L’ interesse per gli stadi mi è venuto dopo, ed ho anche contribuito a creare e sviluppare il sito di un mio amico belga (worldstadiums.com), che però ha chiuso una decina di anni fa. Dopo un infortunio al ginocchio, che ha messo fine alla mia “carriera” sportiva, ho ricevuto l’invito ad aiutare la mia società calcistica locale (SC BUOCHS) come dirigente. Il mio ruolo è cambiato durante gli anni, ma non ho mai smesso di aiutare il club. Dunque il GRASSHOPPERS ora lo vado a vedere per le partite di Coppa nei primi 2 turni, quando gioca in sperduti paesi di provincia (incluso il mio, ahaha, ndr), perchè primariamente seguo la nostra prima squadra dello SC BUOCHS. E questo quasi ogni sabato, cioè per 26 partite di campionato più eventuali gare di coppa. Per la NATI, invece, investo circa due settimane di vacanze l’anno. Cerco di vedere perlomeno tre gare all’anno, e, ovviamente, partecipo a tutti i tornei estivi internazionali, che siano EUROPEI o MONDIALI. In quegli anni le settimane di “vacanza” investite possono diventare facilmente anche tre…
Per chiudere, due domande secche: chi vincerà la CAN e, invece, chi vincerà il MONDIALE. Tu ci sarai in America?
Il progetto prevede di andare a Vancouver per assistere a CANADA- SVIZZERA, ma non è ancora sicuro. Se al mondiale non dovesse vincere la Svizzera, ed è assai probabile temo, allora devo dire che tifo anche il Brasile, e sin dal lontano ‘82. Ho però l’impressione che questo Brasile non sia il più grande di tutti i tempi, nonostante Carletto Ancelotti in panchina. Credo che la Francia e la Spagna andranno lontani, ma spero che un’altra nazione possa vincerlo per la prima volta!
Per la CAN, invece, vedo il Marocco in pole position. Gioca in casa ed avrà un immenso sostegno da parte dei propri tifosi. Inoltre è attualmente la miglior squadra africana del ranking FIFA. Detto questo, rimarrà da vedere come sapranno gestire la pressione e le aspettative. Altrimenti vedo altre nazioni dotate e con dei promettenti giocatori sotto contratto in Europa. Egitto, Algeria (con il “nostro” Vlado Petkovic, ex-Buochs, tra l’altro), Senegal, Tunisia e Costa d’Avorio. Tutte queste le vedo arrivare lontano. Il Camerun, però, è sempre una mina vagante. Ha giocatori forti, ma una federazione sempre un po’ autodistruttiva. Per finire spero ogni volta che il Mali possa finalmente dire la sua e, perchè no, vincere il trofeo, che ancora gli manca.
Grazie mille Gianpaolo, ti facciamo tanti auguri per la tua “carriera” di Groundhopper, per SC BUOCHS, il GRASSHOPPERS, la NAZIONALE, e, ovviamente, per la tua vita in generale! E crediamo proprio che ci risentiremo, per parlare di SC BUOCHS!
