A cura di Luca Mariotti Nesurini
Potrebbe essere il titolo di un film o l’inizio di una leggenda. Eppure è tutto vero e innegabile: MURAT YAKIN ha fatto la storia, riportando dopo più di mezzo secolo la SVIZZERA ai QUARTI di finale di un MONDIALE. Quello di cui però in pochi si sono resi conto è l’importanza di questa famiglia per la crescita dell’intero movimento calcistico! Sì, perché sono stati dapprima due calciatori fondamentali per il ritorno sul panorama internazionale e oggi hanno reso la NATI una corazzata: MURAT davanti e HAKAN dietro le quinte.
Tuttavia, prima di diventare due delle più grandi icone del calcio (svizzero), i due sono semplicemente stati due fratelli nati e cresciuti nei quartieri di BASILEA. Figli di una famiglia di origini turche, hanno vissuto un’infanzia fatta di valori semplici: il rispetto, il sacrificio e l’importanza di lavorare sodo per costruirsi un futuro. I loro genitori hanno lasciato la propria terra con la speranza di offrire ai figli opportunità migliori, trovando in SVIZZERA un nido sicuro.
Accanto a loro c’è sempre stata mamma Emine (il padre ALI si separò quando i due erano adolescenti). Li accompagnava agli allenamenti del CONCORDIA, non si perdeva una partita e arrivava spesso in bicicletta con il cestino della merenda. Era la loro prima tifosa, il loro punto di riferimento, la donna che ha tenuto unita una famiglia numerosa anche nei momenti più difficili, anche all’apice negli anni del BASILEA. Quando è scomparsa, nel 2023, MURAT e HAKAN hanno raccontato che tutto ciò che sono diventati lo devono soprattutto a lei.
Le loro carriere hanno poi preso strade diverse, ma ugualmente straordinarie. MURAT è diventato prima un difensore di grande personalità e poi un tecnico di successo. HAKAN, invece, ha incantato i tifosi con il suo talento, diventando uno dei fantasisti più amati nella storia della NATI. Per contro, ha avuto un po’ meno fortuna sulla panchina…
Quella dei fratelli YAKIN non è soltanto una storia di calcio. È la storia di due figli della SVIZZERA, che non hanno mai dimenticato le proprie radici, di una madre che ha creduto in loro ogni giorno e di una famiglia che, con amore e sacrificio, ha trasformato un pallone in un’eredità che appartiene a tutto il calcio ROSSOCROCIATO
