Cari @follower, ecco come promesso ieri, la PRIMA PARTE della nostra intervista ESCLUSIVA al TECNICO DEL LUGANO MATTIA CROCI TORTI
Buongiorno MATTIA, cominciamo magari con una domanda un po’ inusuale, forse anche un po’ personale… Si è molto discusso, in Svizzera tedesca, di JOEL MAGNIN, tecnico che ha apertamente dichiarato di non ambire davvero a diventare l’allenatore della prima squadra dello YOUNG BOYS. È un “famigliarista”, e ha deciso di mettere altri valori davanti a quelli della carriera. Nel tuo caso, visto che sei felicemente papà di tre bambine in età scolastica, come ti poni di fronte a questa situazione? Per restare nel concreto, nel caso ti venisse proposta una panchina molto prestigiosa, ma lontana da casa, quali sarebbero i tuoi pensieri, o la tua riflessione?
Beh, la fortuna che ho io attualmente, effettivamente, è una fortuna che pochi allenatori nel mondo del calcio possono dire di avere. Ovvero, quella di poter svolgere la professione restando vicinissimo ai propri affetti. Affetti famigliari che sono una fonte di grande energia. Sia nei momenti di difficoltà, ma anche in quelli in cui è necessario scaricare la grande pressione che grava sulle nostre spalle. Sono consapevole che un giorno potrebbe non essere più così. Sono convinto che ci sono persone per le quali la distanza dalla famiglia è un grande peso da sopportare. Nel caso dovesse succedere a me, si tratterebbe indubbiamente di un “challenge”, di uno step di maturità, da dover affrontare. Mi ricorda un po’ quando, da ragazzo, lasciai casa per andare a giocare nel GRASSHOPPERS.
A proposito di “casa”… Sappiamo che gli “uomini di calcio”, come tu lo sei, non indicano volentieri le loro preferenze. Ma, sbagliamo, dicendo che le tue squadre del cuore sono il FC CHIASSO e l’INTER di MILANO? Oppure stai già allenando la tua vera squadra del cuore?
Bisogna essere onesti. Ogni persona ha una sua squadra preferita. Difficilmente chi ama il calcio non si lega ad una squadra. Nel mio caso si tratta effettivamente dell’INTER, anche per una tradizione famigliare. Il FC CHIASSO è il club in cui sono cresciuto, in cui ho passato moltissimi anni nelle giovanili ed anche in prima squadra. Fa parte della mia identità, di uomo legato alla sua terra, il MENDRISIOTTO. Una cosa di cui vado molto fiero!
Arriviamo dunque al FC LUGANO. Per me è sempre stata una squadra speciale. Innanzitutto perché è la squadra del cuore di mia mamma e poi perché parliamo di quella che, comunque, è la squadra faro in TICINO. Se penso alla mia adoloscenza e ai vari WILLY GORTER, MAURO GALVAO, JIMENEZ e ROSSI, mi emoziono. Sono stati per me sempre fonte di grande ispirazione. Anche il fatto di aver indossato la maglia bianconera da giocatore e di aver fatto parte dello staff tecnico, prima di diventarne allenatore, ha naturalmente contribuito a creare un legame con quesi colori, che difficilmente potrò scordare nel corso della mia vita.
E siamo dunque arrivati al tuo percorso da tecnico. Che è stato un po’ atipico. Hai mai creduto di diventare un giorno un allenatore professionista, vincente, adorato dai tifosi, e ambito da piazze importanti? Quando è stato il momento in cui hai realizzato che tutto questo potesse davvero succedere?
Beh, dopo aver fatto due anni da assistente a Chiasso, sotto la guida di SCHÄLLIBAUM e ZAMBROTTA, ho accettato la mia prima panchina a BALERNA (in seconda lega regionale ticinese, ndr.). È ovvio che, quando si è a questi livelli, il fatto di allenare in SUPER LEAGUE può essere soltanto un sogno. Poi, come dico spesso, ho avuto la fortuna (che va comunque sempre cercata) di trovarmi al posto giusto, al momento giusto. Malgrado ciò, è stato solo dopo la fine della mia seconda stagione a LUGANO che ho realizzato davvero di poter fare questo mestiere! Si è comunque trattato del punto di arrivo di un percorso che, secondo me, ha avuto tre componenti fondamentali: il fatto di aver giocato io stesso in CHALLENGE LEAGUE, anche se “solo” da semiprofessionista, mi ha permesso di entrare in contatto con certe dinamiche e certe situazioni, che, se non sei stato calciatore, difficilmente puoi capire. Poi ho avuto la fortuna di poter assistere molti bravi allenatori, da cui ho imparato molto. Ma non dimenticherei il percorso di formazione che viene richiesto/proposto in SVIZZERA, che ti porta ad esporti in più fasi e ad accettare ed assumere sempre più responsabilità.
Dopo il passato diamo allora uno sguardo al futuro… Già l’estate scorsa si è parlato molto di te anche in ITALIA. Siccome la nostra pagina è seguita per l’80% da followers della vicina penisola, vorremmo approfondire questo argomento. Sei stato associato, ad esempio, al BOLOGNA. Senza per forza indicare dei nomi, è un tuo obiettivo quello di allenare un giorno in SERIE A?
Rispondere a questa domanda penso sia abbastanza semplice. Ogni ragazzino nato in TICINO sogna un giorno di giocare nel MILAN, nell’ INTER o nella JUVENTUS, che vengono viste come mondi inarrivabili, quasi onirici. E da adulto questo sogno resta. Che tu sia allenatore, direttore sportivo o copra qualsiasi altra funzione in un club ticinese, il sogno resta quello di arrivare lì. Anche per me. Ma spero non in un futuro prossimo, che è qui a LUGANO (dove ha un contratto, appena rinnovatogli fino al 2028, ndr.).
Ci RIVEDIAMO DOMANI per la SECONDA PARTE, con un giro d’orizzonte a 360 GRADI SUL CALCIO SVIZZERO
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