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LA FALLIMENTARE STAGIONE DEL BASILEA: CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA

A cura di Mauro Serratoni

Se la scorsa stagione era apparsa a molti come un possibile punto di svolta, quella appena conclusa ha invece confermato tutti i limiti strutturali e di progettualita’ dell’attuale dirigenza dell’FC Basel. Altro che rinascita: il 2025/26 è stato lo specchio fedele di una politica sportiva che guarda prima al player trading e al bilancio, e solo in seconda battuta – se non per nulla – alla costruzione di un progetto tecnico credibile e competitivo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: mai realmente in corsa per la conferma del titolo, stagione costellata da prestazioni deludenti, e culminata con una doppia eliminazione dalle coppe nel giro di appena sette giorni, in maniera tanto rapida quanto indecorosa. Un fallimento tecnico, gestionale e d’immagine.

La nomina di Ludovic Magnin come capo allenatore non ha prodotto gli effetti sperati, ma sarebbe profondamente ingiusto addossare a lui tutte le responsabilità. Magnin si è trovato sin dall’inizio a gestire una rosa sbilanciata e incompleta, carente in più reparti e drammaticamente povera là dove si costruiscono le stagioni vincenti: l’attacco. L’assenza di un vero puntero da 15–20 gol a stagione ha pesato come un macigno. Otele e Traore’ con la testa gia’ altrove, Ajeti e Broschinski impresentabili, Koloko – pur dotato di talento – è apparso ancora troppo acerbo per reggere il peso offensivo di una piazza come Basilea. Ancora una volta, tutto è finito sulle spalle di Shaqiri, chiamato a mascherare le lacune strutturali del gruppo. Ma pensare che potesse ripetere una stagione ai livelli del 2024/25 era quantomeno illusorio!. Come se non bastasse, gli infortuni hanno ulteriormente complicato il lavoro di Magnin, fino al suo esonero subito dopo la pausa invernale e, stranamente, dopo una esaltante vittoria in trasferta a Zurigo. Una tempistica inopportuna e strategicamente disastrosa, arrivata proprio a ridosso delle settimane decisive per campionato e coppe. Una scelta che ha dato la sensazione di una dirigenza più reattiva che proattiva, incapace di leggere il momento e ancora meno di governarlo. Esonero per quel che mi riguarda immeritato visto che ce’ra ancora tutto da giocarsi. Al losannesse imputo l’incapacita’ di trovare alternative nei momenti di difficolta’ e soprattutto impostare una solida struttura difensiva alla squadra, troppi i gols concessi in maniera scolastica agli avversari. Nota di demerito anche per il datato Hitz che in piu’ di un’occasione ha contribuito con non-parate alle molteplici sconfitte stagionali.

Ed e’ qui arriva il punto più basso. Degen e Stucki decidono di affidare le chiavi dello spogliatoio a un neofita della panchina, dal carattere fumantino e senza alcuna esperienza reale di gestione: Stephan Lichtsteiner. Il risultato? Sconfitte in serie, prestazioni se possibile ancora più imbarazzanti e una squadra visibilmente allo sbando, priva di idee, personalità e riferimenti. Altro che scossa: è stata una caduta libera fino alla fine della stagione, dove i rossoblu’ hanno fallito tutti gli obiettivi, incluso quello minimo della qualificazione all conference league.

Quella dell’FC Basel è stata, in definitiva, la cronaca di una morte annunciata, consumatasi lentamente in riva al Reno, e l’incendio degli spogliatoi del St. Jakob-Park, non è che la metafora perfetta di una stagione disastrosa e andata in fumo sotto ogni punto di vista: sportivo, gestionale e istituzionale.

Un club che per anni è stato sinonimo competenza oggi sembra aver smarrito identità, ambizione e credibilità. Senza un cambio di rotta netto, profondo e soprattutto sincero, il rischio è che questa stagione non resti un’eccezione, ma diventi la nuova, inquietante normalità.