LA STORIA DI EMILIANO DUDAR ARCHETIPO DELLA NOSTRA RUBRICA
A cura di Luca Mariotti Nesurini
Fossi stato un allenatore, EMILIANO ARIEL DUDAR è uno di quei giocatore di cui non mi sarei mai privato. Sconosciuto ai non addetti ai lavori, quantomeno agli appassionati di calcio non interessati alla SUPER LEAGUE, DUDAR ha vissuto per lungo tempo nel totale anonimato.
Prima dell’approdo in terra rossocorciata un lungo peregrinare per il SUDAMERICA: dalla sua ARGENTINA, al BRASILE, passando per la COLOMBIA, senza peraltro mai lasciare il segno. In questa fase un solo acuto: nel 2001 viene inserito nella lista dei migliori 100 giocatori dalla rivista spagnola DON BALON, ma nulla più…
Non si sa poi come o perché, nel 2008, a 27 anni, giunge a CHIASSO, nell’allora squadra di CHALLANGE LEAGUE. Con i suoi 85 kg spalmati su 191 cm, l’argentino di BUENOS AIRES – con passaporto ITALIANO – riusciva a combinare forza fisica e rapidità nei movimenti. Ottimo senso della posizione, discrete capacità di palleggio e un carisma da far invidia al connazionale ZANETTI, lo descrivevano come l’emblema del difensore perfetto.
In mezza stagione a CHIASSO riesce a distinguersi per la qualità con cui dirige la squadra. Giusto il tempo di un rapido rientro in patria e poi l’avventura al BELLINZONA, dove viene consacrato come centrale di assoluto valore e affidabilità. Il suo contributo per la salvezza della compagine granata non è da poco, tanto che nella stagione successiva viene ingaggiato dall’YB: l’apice della sua carriera, dove proverà in un qualche modo a vincere qualcosa e ad iscrivere il proprio nome nella storia.
Inutile girarci intorno: non vincerà mai nulla d’importante e – complici infortuni o sfortuna – ancora oggi non riesco a capacitarmi come la sua carriera si sia limitata a SUDAMERICA e SVIZZERA. Peccato davvero, perché avrebbe meritato qualcosa di più…
Facciamo un gioco: quanti dei nostri follower della vicina penisola lo conoscevano?!
